Pubblicato domenica, 07 agosto 2016 13:45 - Letture Articolo 2605 - Condividi 
"Senza documenti che la provino, per me la protesta contro Pio IX è un'invenzione"
Libri antichiGiorgio Mosci esiste prof. Severini, ed è il mio vero nome. E la prova che il nome è vero, è data dal fatto che non lo avrei mai scelto come Nom de plume. Troppo facile l'ironia.

Infatti un anonimo commentatore ne ha subito approfittato, probabilmente perché incapace di controbattere nel merito. E poi mi scusi, perché non dovrei essere chi dico di essere? Ho scritto cose inesatte o insensate? A leggere la sua risposta, no.

Sono di Roncitelli, e lì mi conoscono tutti molto bene, e mi conoscono in molti anche a Senigallia. 

È vero, non sono uno storico. Sono un libraio antiquario che vive e lavora a Roma da oltre vent'anni. Ho fondato e dirigo la libreria Coliseum, il cui sito è facilmente raggiungibile. I dieci anni precedenti ho lavorato presso librerie antiquarie di Bologna. Lo storico è lei che scrive giustamente: la ricostruzione del passato viene operata grazie al confronto tra fonti diverse.

È esattamente ciò che ho fatto. Ho confrontato le sue affermazioni, con una fonte coeva, documentata e attendibile, che chiunque può leggere dopo la mia segnalazione, e non bisogna fare molta fatica, sul web si trova la copia digitale integrale del volume curato da Luigi Morandi.

Lei invita me, insieme a tutti i cittadini che vogliano farsi un’idea sull’accaduto, a consultare due volumi di diverso orientamento culturale. L'ho fatto con il volume di Mons. Polverari, il quale però non fa che riferire ciò che scrive la prof.ssa Bonvini Mazzanti in Senigallia. Edizioni 2G, [1980?], p. 100, che a sua volta, bontà sua, si limita a raccontare la storia del lenzuolo senza una nota e senza citare la fonte. Il Monti Guarnieri nei suoi Annali, al contrario di quanto scrive un altro anonimo commentatore del mio articolo, tace completamente sull'episodio. Nessuno dei commentatori coevi agli avvenimenti, ovviamente quelli conosciuti, cita la protesta del lenzuolo. Non ho potuto leggere il Suo di volume, ma non credo che serva, considerato che difende la vulgata corrente.

Egregio professore, lei sa meglio di me che il pubblico vilipendio al Capo dello Stato nei tempi passati è sempre stata una faccenda molto seria. Lei pensa veramente che una simile protesta, fatta addirittura dalla famiglia di un uomo fucilato pochi anni prima per motivi politici, possa essere realmente accaduta? E se accaduta, essere avvenuta nel modo in cui viene raccontata? Io non lo credo affatto. E penso che la storia del lenzuolo sia semplicemente un'invenzione.

Lei conclude che la ricerca storica non si improvvisa. Condivido anche questa sua affermazione. Ma dovrebbe spiegarmi perché un comune lettore non possa scoprire e segnalare una fonte importante che sembra sfuggita agli storici locali? E perché lo storico invece di prenderne atto, divaga inutilmente intorno all'identità dell'estensore dell'articolo?

Fino a prova contraria, cioè fino alla scoperta di un qualsiasi documento coevo che provi che la protesta ci sia effettivamente stata, l'ipotesi che la storia del lenzuolo sia un'invenzione probabilmente nata in ambienti anticlericali senigalliesi a cavallo tra '8 e '900 utilizzando una satira che circolava da tempo a Roma come dimostra il libro di Morandi è sicuramente molto più vicina al vero del racconto che continuano a ripetere pedissequamente gli storici locali.

da Giorgio Mosci

Commenti
Scritto da Visitatore anonimo il 2016-08-07 19:47:05
Al di là della "facile ironia" (se è stata ritenuta offensiva me ne scuso) e della incapacità di "controbattere nel merito", sono di quelli che non credono nei miracoli ma credono nelle storie degli uomini che con un guizzo inatteso stupiscono il mondo e sé stessi.
Scritto da Visitatore anonimo il 2016-08-08 10:51:42
Mosci è sempre più moscio...Se adesso anche i librai si mettono a fare gli esegeti, non la finiamo più! Torni alle sue antiquarie e lasci in pace la storia di Senigallia che è accaduta in quel maggio 1857 poiché lo affermano fonti diverse.
Scritto da Visitatore anonimo il 2016-08-08 12:31:02
Grande esempio di onestà intellettuale!!! Legge solo le fonti che gli stanno simpatiche... E come si fa a parlare di "vilipendio a un Capo di Stato" se si tratta dell'autocrate Pio IX che ha sulla coscienza la fucilazione di 24 giovani concittadini, molti dei quali innocenti (e tra questi Girolamo Simoncelli), nel solo autunno del 1852? Perché Mosci non va a leggersi quello che un moderato come Monti Guarnieri ha scritto sulla fucilazione di Simoncelli alle pp. 344-345 dei suoi "Annali"? Condivido con gli altri commenti. Una fonte non fa primavera!
Scritto da Visitatore anonimo il 2016-08-08 15:45:41
Apprezzo e condivido l’intervento di Giorgio Mosci. 
Lo apprezzo per il garbo con cui lo espone e ne condivido il contenuto. 
Posso aggiungere che neanche il libro di Marco Severini “Girolamo Simoncelli, la storia e la memoria” contiene prove documentali sul fatto. Si limita a citare due autori che avrebbero riportano nelle loro opere voci (solo voci e nient’altro che voci) giunte alle loro orecchie da ambienti senigalliesi non meglio identificati. 
Dirò di più. La prova che la storia del lenzuolo con la scritta 610 sventolato in faccia a Pio IX sia di dubbia o addiruttura di assoluta inattendibilità viene nientemeno che da un personaggio al di sopra di ogni sospetto: l’avvocato Augusto Bonopera. Il Bonopera, acceso anticlericale, sposando, nel 1912, la causa di Girolamo Simoncelli, che come molti senigalliesi sanno, fu processato, condannato e fucilato nel 1852 perché ritenuto responsabile dei misfatti della Compagnia degli Ammazzarelli, si dedicò a lunghe ed approfondite ricerche per provarne l’innocenza. Così scrive nell’introduzione della sua pubblicazione Sinigaglia nel 1848-49 e il processo di Girolamo Simoncelli (Cfr. Luana Montesi, Augusto Bonopera. La vita e l’impegno di un repubblicano, Introduzione di Marco Severini, Edizioni di Pensiero e azione 2006): “… mi posi alacremente all’opera, facendo accurate indagini negli archivi di Sinigaglia e di Ancona e in quelli di Pesaro (sotto la cui giurisdizione era allora Sinigaglia), del Comune, del Tribunale, della Prefettura e Metaurense (…) Volli poi rendermi conto di tutto ciò che avevano scritto in proposito gli scrittori e i giornali dell’epoca. … ebbi per interessamento dell’on. Luigi Facta, allora sottosegretario all’interno, il permesso di esaminare il processo originale nell’Archvio di Stato, benché non fossero trascorsi i settant’anni dalla sentenza; e per sei mesi ho preso appunti ed ho trascritto documenti”. Da tutta questa mole di lavoro un episodio come quello del lenzuolo non emerge affatto, altrimenti il Bonopera non lo avrebbe di certo sottaciuto! Anzi, per ironia della sorte, è proprio il Bonopera che di fatto lo smentisce quando, sempre nella stessa opera, scrive che per molti anni “il ricordo pietoso del Simoncelli non veniva meno nell’animo dei cittadini” e aggiunge un aneddoto inconciliabile con quello del lenzuolo. Egli infatti scrive così “Si racconta anche (ma non siamo in grado di attestarne la verità) il seguente aneddoto. Quando, nel 1855 (in realtà 1857), Pio IX fu a Sinigaglia, una specie di ponte era stato gettato tra il palazzo Mastai e il palazzo Civico, perché il Pontefice potesse direttamente passare dall’uno all’altro, e di qui, dalla finestra che dà sulla piazza, impartir la benedizione al popolo aspettante. Ma quando Pio IX si affacciò a quella finestra, la casa di fronte era parata a lutto! Era la casa di Girolamo Simoncelli!” Ora, delle due l’una o addirittura delle due nessuna! 
Spero con ciò di aver fornito qualche elemento conoscitivo in più per meglio valutare il contenuto di questa polemica agostana. Nutro l’auspicio, infine, che chi si assume l’onere di studiare e di raccontare la nostra storia lo faccia sempre con onestà intellettuale e rigore scientifico. 
Come scriveva uno dei più autorevoli studiosi di storiografia del ‘900 Henri-Irénée Marrou:“La storia si fa con i documenti e storici non ci si improvvisa perché bisogna imparare a conoscere l’esistenza, la natura, le condizioni di utilizzazione delle diverse categorie di fonti storiche.” Tutto il resto possiamo tranquillamente dire che è pura aneddotica o affabulazione. Niente di più. 
SergioFraboni
1^ citazione del "610"
Scritto da Visitatore anonimo il 2016-08-10 10:19:41
Il fatto del lenzuolo con la scritta "610" compare nel 1969 in "Senigallia e i suoi dintorni", edizioni 2G - Senigallia, a cura di Sergio Anselmi, Renzo Paci e Marinella Bonvini Mazzanti. Riportata nella prima edizione di "Senigallia" (1980?) della Marinella Bonvini Mazzanti, non compare in quella del 1994 (rielaborazione della precedente opera) ed in quelle del 1998 e 2008. Quindi soltanto una persona può risolvere il mistero.....

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